Oktoberfest: partenza in salita. Meno visitatori del previso nella prima settimana

L’Oktoberfest, la più grande festa popolare del mondo, entra nella sua seconda e conclusiva settimana, con qualche ombra per quel che riguarda l’affluenza nei suoi primi 7 giorni.. Per l’edizione numero 182erano previsti più dei 6,4  milioni di visitatori contati los scorso anno, invece al Wiesn, l’enorme spiazzo al centro di Monaco che la ospita, se ne sono presentati 3 miioni ivece di 3,3. Insomma il 10 per cento in meno nei quattordici i grandi tendoni delle birrerie locali, e nel luna-park, dominato dalle vertiginose silhouette della ruota panoramica e dei due grandiosi ottovolanti.

Quanto a cifre basterebbe quella dei più di sette milioni di litri di birra (7,6 milioni lo scorso anno N.d.R.) che vengono in media consumati. Una birra dalla gradazione alcolica oscillante tra il 5,8 e il 6,2 per cento, più forte dunque della classica chiara bavarese (Helles), normalmente sotto il 5 per cento. Attenzione: all’Oktoberfest l’unità di misura dei boccali è il Mass, poco meno di un litro. Non se ne mesce in quantità inferiori. Quest’anno il costo è, in media, intorno ai 10,30 euro al boccale. Naturalmente oltre a bere si mangia: specialità tradizionale assoluta è l’Hendl, il polletto arrosto allo spiedo (ca. 10,50 euro l’uno). E’stato calcolato che un visitatore dell’Oktoberfest spende in media 60 euro tra bere e mangiare-

I tendoni e se il tempo è clemente – come lo è stato finora, pur decisamente grigio e fresco, ma senza pioggia – i Biergarten, i recinti con i tavoli all’aperto, sono sempre strapieni: dalle 11 del mattino alle 23 di sera, per stare all’immutabile orario di apertura.

Alle 12 di sabato scorso tutti i tendoni erano già inaccessibili: gli addetti alla sicurezza non lasciavano entrare più nessuno. Lunghissime le file in attesa di poter finalmente entrare.

La musica delle orchestrine tradizionali in costume che si esibiscono su alti palchi al centro dei tendoni, mentre le cameriere in costume si districano tra le lunghissime file di tavoli gremiti di gente tenendo in mano e tra le braccia un incredibile numero di boccali di birra stracolmi di schiuma, risuona ai massimi volumi. Ma alle note del folk tedesco, bavarese o americano in genere, si sono da tempo aggiunte anche quelle, ancora più assordanti, del pop e del rock.

Proprio questo è stato un fine settimana particolare. Quello per tradizione denominato “degli italiani”. Quasi il 20 per cento dei visitatori stranieri dell’Oktoberfest è rappresentato da nostri connazionali. Si calcola che nei 16 giorni di manifestazione ne arriveranno circa 200 mila. Moltissimi con i pullman. Centinaia di pullman: week end bavarese tutto compreso a prezzi tra i 170 e 210 euro (a seconda che giungano da Ancona o da Napoli, come precisa il quotidiano di Monaco Süddeutsche Zeitung). Uno dei maggiori organizzatori di questi viaggi ha riempito 12 pullman il primo fine-settimana, 50 il secondo ed altri 50 ne riempirà nel week-end conclusivo. Ma una gran parte dei visitatori italiani raggiunge Monaco su camper o autocaravan, che tra venerdì e domenica avranno formato lunghissime code lungo l’autostrada del Brennero nelle due direzioni. Una bianca carovana mobile che prende d’assalto tutti i campeggi e gli spazi riservati disponibili. Poi via a piedi o con i mezzi pubblici verso il Wiesn.

Lasciare il mezzo parcheggiato lontano dai tendoni evita anche problemi con i controlli anti-alcol alla guida, particolarmente frequenti da parte della polizia. Proprio all’inizio di quest’Oktoberfest l’ex calciatore del Bayern Stefan Effenberg (con una non certo fulgida parentesi anche nella Fiorentina) è stato beccato con un tasso di alcol nel sangue ben superiore allo 0,5 per mille consentito. Oltre alla multa salata da pagare dovrà rinunciare alla patente per qualche mese.

I visitatori italiani, comunque, sono tra quelli più restii (potrebbero esserci dubbi al riguardo?) nel presentarsi all’Oktoberfest vestiti nei costumi tradizionali bavaresi: con i Lederhosen, calzoni in pelle, lunghi o corti, per gli uomini, mentre le donne sfoggiano il “Dirndl”, spesso dalle procaci scollature. Così non si può invece dire di altri turisti stranieri, giapponesi ed americani in testa, che sfoggiano a loro volta perfetti “Trachten” da fare invidia ai locali. Ma per un cittadino di Monaco o un bavarese in genere è una assoluta questione di “etichetta”: presentarsi al Wiesn senza costume, o almeno qualche suo elemento caratterizzante, è terribilmente out.

Gli italiani sono accolti generalmente con simpatia. Anche se non manca la solita ironia spicciola, basata sui consueti luoghi comuni come quella del tabloid TZ, che ha fatto un collage di “sei piccoli italiani” all’Oktoberfest, parafrasando una nota canzoncina tedesca degli anni ‘80, sottolineando la loro altezza non eccessiva. Più concreta la concorrente Abendzeitung, che ha dedicato loro un breve lessico pratico di Oktoberfest.

La sicurezza dell’Oktoberfest (che nel 1980 fu funestata da un attentato terroristico di stampo neonazista che costò la vita a 13 persone, con oltre 200 feriti) è assicurata da oltre 500 poliziotti e da un numero impressionante di telecamere. Ma proprio per la presenza di tanti italiani dal 2005 si ripete una simpatica tradizione: un gruppo di 5 agenti in divisa della Polizia di Stato provenienti dall’Alto Adige – quindi in grado di comprendere e parlare perfettamente il tedesco –sono presenti al Wiesn (insieme anche con due colleghi francesi, N.d.R.). Ovviamente non possono operare autonomamente dalla polizia locale, ma la loro presenza è un ulteriore contributo, non soltanto come deterrente psicologico, alla sicurezza dei turisti, che si possono rivolgere ai nostri agenti in casi di difficoltà, anche solo di lingua, o effettivo pericolo. I poliziotti italiani, a loro volta, segnalano ai colleghi tedeschi situazioni che richiedano un intervento di polizia specifico.

Naturalmente, nonostante tutte le misure di sicurezza, non poteva mancare l’idiota italiano di turno – nessuna giustificazione il fatto che quasi certamente fosse sbronzo – che al Wiesn si è esibito in un plateale saluto fascista. Era un uomo di 51 anni, la polizia che l’ha immediatamente fermato e trattenuto per alcune ore non ne ha rivelate né identità né esatta provenienza. Rimesso in libertà dietro il pagamento di una cauzione, dovrà quasi certamente affrontare un processo in Germania, dove il saluto nazista (o fascista che dir si voglia), denominato “Hitlergrüss” è reato penale e punito severamente.

Conto in banca, tessera bancomat e 350 euro al mese – Così la Baviera accoglie i migranti

Di fronte alle immagini televisive che ormai ci scuotono ogni giorno, che portano nelle nostre casa il dramma delle migliaia di profughi che arrivano o cercano di arrivare in Germania, ho deciso di provare, nel mio piccolo, a fare qualcosa per aiutare quest’umanità sofferente. Ovvero diventare Ehrenamtlicher, un volontario. Nel mio caso della Croce Rossa Bavarese, in prima fila nell’accoglienza della straziante enormità di masse disperate che, una volta arrivate nella “terra promessa”, superati tutti i controlli ripristinati alle frontiere, dopo aver affollato le principali stazioni della Baviera, quella di Monaco in testa, vengono stipate in enormi centri di accoglienza. Ad esempio nella ex Bayern Kaserne della Bundeswehr alla periferia della capitale bavarese, ove comincia la lunga, lunghissima, attesa dello sperato asilo, che più spesso si tramuta invece in una disperata espulsione.

Ma già all’esordio come volontario scopro che c’è un’altra faccia di questa accoglienza. Quella delle piccole località, spesso paesini di poche centinaia di anime, che sotto il mantello del Land di competenza geografica (nel mio caso la Baviera), accolgono a loro volta i profughi in modo amichevole, civile, dignitoso, fornendo alloggio ed assistenza. Ed anche aiuto economico.

Il primo appuntamento è con un’assistente sociale della Croce Rossa Bavarese (oltre a questa non citerò di qui in avanti altri nomi o luoghi, n.d.r), che come altre organizzazioni laiche e religiose, ha sulle spalle gran parte del peso dell’accoglienza operativa dei profughi. L’incontro avviene nel comprensorio di un’abbazia cattolica, tra le più note e venerate in Germania, con annessa una vasta e moderna azienda agricola. In un grande edificio antico sono ospitati una trentina di giovani, tutti uomini, provenienti esclusivamente dall’Africa centrale. Nessun lusso, ovviamente, anzi l’ambiente è un po’ depresso. Ma gli ospiti in camere pulite ed ordinate. Tengono le scarpe fuori delle porte delle loro stanze. Hanno a disposizione un’ampia cucina, una lavanderia con due lavatrici, un paio di grandi stanze per la vita comune. Due televisori sono sintonizzati sulla CNN. C’è anche un computer collegato a Internet.

L’assistente sociale mi accoglie con un sorriso. Le presentazioni sono minime: <<Ha tempo? Anche adesso? subito?>>. Ci sarebbe il mio primo incarico: occuparmi di aiutare Alì (nome di fantasia) nel disbrigo delle pratiche di prima accoglienza. Alì è un ragazzo di 25 anni, aspetto curato, come i suoi vestiti. In mano l’immancabile smartphone. Viene dalla capitale di un paese dell’Africa Equatoriale. E’ appena arrivato da un altro centro di prima accoglienza bavarese, dove lo hanno destinato qui. Ha un foglio in mano con la sua foto, i suoi dati anagrafici, la data, stampigliata in rosso, di quando avrà il colloquio preliminare per la richiesta di asilo: 9 novembre 2015. Quasi due mesi di attesa. <<Ma nel frattempo deve registrarsi al Landratsamt del locale Kreis (paragonabile all’ufficio della provincia, n.d.r.), poi al comune. Non sa come arrivarci, qui siamo isolati. Se lei potesse accompagnarlo con la sua auto, questo sarebbe già di grande aiuto>>.

Nessuna pratica, nessuna firma, nessun documento, solo una stretta di mano. Da questo momento, però, sono a tutti gli effetti un Ehrenamtlicher, assicurato per qualsiasi cosa che possa capitare a me o al giovane a me affidato nel corso della “missione”. Tutto sulla fiducia.

Mentre guido racconto ad Alì, seduto accanto a me, un po’di Germania, di Baviera, dei dintorni. Cerco di instaurare una conversazione. Il ragazzo sembra apprezzare il dialogo, parla un po’di sé, però non si sbilancia molto su quello che ha passato da quando è arrivato in Europa, su dove è stato prima di finire in Germania. Si esprime in un ottimo inglese. Ma non mi dice perché ha lasciato il suo paese.

Arrivati nel capoluogo, raggiungiamo l’ufficio del Landratsamt preposto alle pratiche dei residenti asilo. Mi aspetto chissà quale fila di persone, invece in attesa non c’è nessuno. Una giovane impiegata ci accoglie gentile. Esamina il foglio del migrante, ci appone un timbro, ci scrive l’indirizzo dove da adesso abiterà. <<E ora pensiamo ai soldi…>>, sorride la ragazza. Si perché Alì riceverà una somma mensile. Da subito.

Senza ulteriori attese un’altra impiegata gli fornisce una sorta di carta di credito precaricata con la quale potrà prelevare dal bancomat del Landratsamt la somma che gli spetta. Poco più di 350 euro: <<Stia attento, non sono molti, li amministri con cura….>>, si raccomanda. Poi gli consegna due fogli stampati: uno per il medico generico, l’altro per il dentista. Le eventuali cure, come le medicine, sono gratis. Il “Taschengeld”, la paghetta – per dir così – bavarese è significativamente più alta che in altri Länder perché qui i migranti ricevono meno prestazioni aggiuntive.

<<Tutto chiarò? chiede l’impiegata prima di congedarci. Alì annuisce, la donna si rallegra con un: “Wunderbar!”. Il giovane africano le fa eco: “Wunderbar!”. Poi mi chiede cosa significa. “Wonderful”, traduco in inglese. “Yes, yes…wunderbar, wunderbar”, ripete ad alta voce, con gli occhi che gli brillano dall’emozione. Alì non crede ai suoi occhi quando dal bancomat escono i biglietti in vari tagli di euro freschi di stampa.

Prossima tappa in banca per aprire un conto corrente. Perché il Landsratsamt ogni mese gli verserà, con un bonifico, i 350 euro.

Alla Sparkasse (cassa di risparmio) Alì è trattato come un cliente qualsiasi. “Ci vorranno dieci minuti”, premette l’impiegato allo sportello, con il tono di chi quasi si vuole scusare. In meno di sette minuti il conto è aperto. Alì firma i documenti: <<A giorni le arriverà per posta la tesserina del bancomat per i prelievi con relativo pin>>, precisa il bancario prima di congedarsi. L’ultima tappa è la registrazione in comune. In tutto, compresi gli spostamenti per una sessantina di km complessivi tra i vari uffici della zona, non sono passate più di quattro ore.

Alì torna nella sua nuova “casa” in mezzo alla campagna bavarese. Adesso non gli resta che sperare che la sua domanda di asilo venga accettata. Nell’attesa, per almeno tre mesi non potrà lavorare. Dice che a casa sua aveva studiato per diventare un tecnico informatico. Sottolinea con forza di voler apprendere al più presto il tedesco. Intanto una parola l’ha imparata e la ripete in continuazione, dopo questa prima esperienza di accoglienza in Germania: “wunderbar”. Sembra “wunderbar” anche ad un italiano.