Niente cittadinanza italiana e niente soldi indietro

DI MARCO DEGL’INNOCENTI

La  recente presa di posizione sarcastica del leader della Lega, Matteo Salvini, che si è complimentato con il governo per aver raddoppiato, nelle pieghe della  bozza della finanziaria, la cosiddetta “tassa di cittadinanza” da 300 a 600 euro dà lo spunto per raccontare un aneddoto vero.

Una signora tedesca sposata da oltre dieci anni con un cittadino italiano, residenti entrambi in Germania, decide di richiedere a sua volta la cittadinanza del consorte. Avvia le pratiche presso il consolato generale competente, e versa 250 euro di del “contributo” (formalmente così definito) di 250 Euro. E’ questo l’importo dovuto dal 5 ottobre 2018, dopo l’entrata in vigore del decreto legge 113/2018 recante „Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica“, voluto dall’ex ministro dell’Interno, cioè Salvini. Ma c’è un’altra novità rispetto al passato: il decreto Salvini prevede anche che il richiedente la cittadinanza sia in possesso della certificazione di conoscenza della lingua italiana a livello B1. Ma al consolato generale italiano di cui sopra fanno presente che non è ancora pervenuta alcuna disposizione in materia, quindi, il parere informale dei funzionari è che allo stato dei fatti la domanda può essere inoltrata anche senza la certificazione di conoscenza della lingua. L’iter della presentazione della domanda è complesso, è necessario reperire in Germania ed in Italia una serie di documenti, necessitano traduzioni giurate (costose) ed inviare repr tutto per via telematica sul sito del ministero degli interni. Contemporaneamente la signora effettua il bonifico di 250 euro sul conto dello stesso ministero. Dopo qualche settimana il consolato convoca la signora ed il coniuge comunicando che la domanda è stata accettata con riserva, in attesa della certificazione B1. E le viene lasciato un certo margine di tempo per conseguirlo.La signora trova giusto e legittimo che ad un richiedente la cittadinanza italiana sia richiesta un buon grado di conoscenza della lingua, attestato da un livello come il B1 (in Germania gli stranieri richiedenti la cittadinanza devono anche superare un esame che attesti una buona conoscenza della legislazione e delle istituzioni del paese), e pensa, onestamente, di non avere ancora una padronanza tale dell’italiano per conseguire il famoso B1. Né ritiene di poterla avere nei termini di circa quattro-cinque mesi che il consolato le comunica di averle concesso. Così, semplicemente, lascia perdere. Forse ci sarà un altro momento, magari tra qualche anno. Ma i 250 euro a suo tempo versati? Nessuna risposta: né dal Ministero degli Interni, nel dal consolato italiano competente. Un’altra piccola, edificante, storia italiana.