La sfida elettrica del giovane Piëch

DI MARCO DEGL’INNOCENTI

Il patriarca tedesco dell’automobile contemporanea, Ferdinand Piëch, ha avuto dodici figli. Da quattro donne diverse: due legittimate mogli con regolari matrimoni, due rimaste relegate al ruolo di compagne. Ferdinand Piëch, che oggi ha 81 anni, è a sua volta il nipote del primo patriarca assoluto dell’auto teutonica, Ferdinand Porsche: il progettista del leggendario Volkswagen “Kaefer” (“Maggiolino”, in Italiano) ed il fondatore della Porsche. Ferdinand Piëch è stato alla guida operativa del Gruppo Volkswagen fino al 2002. Passato al vertice del consiglio di sorveglianza, ha mantenuto la carica fino al 2015. Per anni sono stati mitici i cortei di sussiegosi capi di ogni marca del gruppo che si incolonnavano disciplinati dietro il gran capo “Kaiser” Ferdinand e Fra Ursula Piëch, “benedicendo” l’uno e l’altro stand della galassia Volkswagen nei principali saloni automobilistici del mondo.

Dopo l’uscita da Wolfsburg, non senza polemiche, Ferdinand Piëch si è completamente ritirato dalle pubbliche scene del mondo dell’auto.

Il nome Piëch torna oggi alla ribalta, come marchio automobilistico indipendente. Ed è uno dei dodici figli del patriarca, Anton, detto “Toni”, settimo in ordine di nascita, la cui madre, compagna per dodici anni di “Kaiser” Ferdinand, porta a sua volta un cognome storico della dinastia: Marlene Porsche.

Toni ha 40 anni. La stessa età che aveva suo padre Ferdinand quando progettava la prima Audi Quattro. Ha fondato una sua azienda, che opera tra Zurigo e Monaco di Baviera, le ha dato semplicemente il suo cognome. E la prima volta nella storia dell’automobile che il nome Piëch scende in strada. Al Salone dell’Auto di Ginevra ha presentato il suo primo prodotto: una supersportiva (poteva essere diversamente?) completamente elettrica. Quasi una provocazione, un attacco diretto alla Porsche, al cugino di suo padre, Wolfgang Porsche, allo zio Hans Michel Piëch, agli altri 32 membri della famiglia cui appartiene oggi la casa di Stoccarda. Almeno così nelle sue intenzioni. O nei sogni.

Per ora il risultato è un prototipo di coupé imponente nelle dimensioni dalla linea sportiva piuttosto tradizionale, comunque assai elegante, ma decisamente privo di originalità. Il suo nome è “Mark Zero”. “E’ una due posti secchi per persone fortemente determinate che si possa amare ma non necessariamente nascondere in garage per timore dell’invidia altrui”, ha spiegato lo stesso  Toni Piëch presentando la vettura, che è stata disegnata da una donna Rea Stark-Rajcic, apprezzata designer anche per Nespresso e Panasonic e al contempo socia dello stesso Piëch nella nuova impresa: Il cuore della vettura è un enorme pacchetto di batterie posizionato dietro i due sedili e prodotto da una azienda cinese, che alimento due motori elettrici ciascuno capace di 150 kW di potenza sull’asse posteriore ed un altro su quello anteriore. In tutto oltre 600 CV. L’autonomia dichiarata è di 500 km. Il peso complessivo del prototipo resta sotto i  1800 kg, l’accelerazione fino a 100 km/h di appena 3,5 secondi e la velocità massima è di 250 km/h. Il costo previsto? Tra i 1560 mila ed i 170 mila euro, per una produzione di 1.500 unità. L’uscita sul mercato è prevista nel 2021. Due anni dopo la prima Porsche elettrica. Sarà davvero in grado di reggere la ambiziosa sfida?