La guerra bavarese dei campanacci

DI MARCO DEGL’INNOCENTI

Chi di noi, camminando, magari durante le vacanze estive, lungo sentieri alpestri, non si è rallegrato nell’udire il lento e ritmato suono dei campanacci d’ottone appesi al collo dalle mucche al pascolo? Immagini e suoni sempre più rari, nell’odierna civiltà, confinati perlopiù

In tranquille in zone remote, anche difficilmente raggiungibili con i mezzi di trasporto abituali. In Baviera, però, nonostante sia di uno dei Länder più industrializzati ed antropizzati della Germania, tali idilliache scene sono ancora molto frequenti, anche a pochi chilometri da una metropoli come Monaco. Per esempio intorno ad Holzkirchen, che per la maggioranza di chi sfreccia sull’autostrada a quattro corsie che collega con l’Austria altro non è che un’uscita dalla citata, trafficatissima, arteria o una mega area di servizio, sempre affollata di TIR in sosta.  Ma i morbidi, verdi, declivi di quella zona a poca distante dalla Alpi e impreziosita da bellissimi laghi come lo Schliersee o il Tegernsee, costituiscono tuttora uno dei polmoni della potente agricoltura germanica. Con le tradizioni dei suoi Bauern, i contadini, che resistono nel tempo. Ed i suoi paesaggi quasi incontaminati, nei quali la presenza di mandrie di mucche al pascolo è ancora una costante. Un idillio che negli ultimi anni ha anche sempre più attirato cittadini in fuga dalla supercara ed ogni giorno più inquinata capitale. Per i quali il sogno della casetta in mezzo al verde, non sempre si è rivelato quello che si aspettavano.

Perché nella campagna bavarese risuonano ancora, eccome, le campane. E passi per quelle dei tipici campanili dalle cuspidi a cipolla, ormai imbrigliate quasi ovunque da regolamenti che ne permettono il disciogliersi festoso soltanto ad orari determinati. Ci sono anche i campanacci delle mucche, E quelli sì, sono un po’meno “regolabili” a termini di legge. A qualcuno lo scampanio delle mucche, alla fine, proprio non è andato giù. Ed è cominciata, ormai quasi dieci anni fa, una guerra di carte bollate e citazioni in tribunale, tra una coppia di questi nuovi “contadini” sfuggiti alla metropoli in cerca di pace e una contadina vera ed originale i cui terreni a pascolo confinano con la proprietà dei neo arrivati e sui quali le mucche fanno il loro dovere – pascolando, appunto – ma con tanto di sonoro campanaccio al collo. Anche di notte. Un “Dlin- lon-dlin-dlon” che ha portato ai primi due processi, entrambi conclusisi in favore della Bäuerin, Regina Killer – battagliera, ma alla vista paciosa, ad onta del cognome – sia pur con qualche raccomandazione a limitare, quantomeno, la distanza tra le mucche al pascolo e la casa dei “nemici” dello scampanio.

Questi, però, non hanno rinunciato alla lotta per vie legali (uno degli sport preferiti dai tedeschi, per la verità) e sono ricorsi al tribunale superiore. Che ha dato loro nuovamente torto “Sono contenta, ma temo che non sia ancora finita”, ha commentato la contadina. Infatti quest’ultimo ricorso respinto è stato presentato dal uno dei due coniugi parti in causa, il marito, ma anche la moglie ne ha presentato un altro, separatamente e per lo stesso motivo e potrebbe anche avere un esito diverso. Frau Regina, però, non toglierà i campanacci al collo delle sue bovine quando usciranno dalla stalla per il pascolo: “Il suono delle campane delle mucche appartiene alla cultura contadina  bavarese. Chi decide di trasferirsi qui dalla città la deve accettare. Per me questo suono è assolutamente rilassante”.

Per i due coniugi che hanno scatenato la guerra ai campanacci delle mucche della vicina evidentemente no. Ma, come ha argutamente sottolineato il quotidiano “Augsburger Tageblatt”, tra i molti media che si sono occupati del caso, “per ora possono dormire sonni tranquilli: le mucche non  torneranno al pascolo prima di giugno, adesso è ancora troppo freddo”. Ma poi, il giornale ne è sicuro, “il dramma del litigio per le campane delle mucche di Holzkichen riprenderà”.

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