Air Dolomiti: nel cielo di Monaco la porta per l’Italia

MARCO DEGL’INNOCENTI

Gli abitanti di Monaco di Baviera amano definire la loro metropoli, con un pizzico di malcelata, indulgente, compiacenza: “la città italiana più a Nord”. Forse ai nostri occhi non è proprio così, ma è certo che la capitale del Libero Stato sia la vera porta dall’Italia verso la Germania. Una volta, alla stazione centrale di Monaco, sul binario numero 1, arrivavano i treni dal Brennero. Che, però, erano partiti da Palermo, da Napoli, da Roma. Oggi qualche convoglio austriaco (peraltro confortevole, altro che i mitici “treni del sole”) al massimo ti porta senza dover cambiare a Bologna.

La vera porta da e per l’Italia – se si esclude, ovviamente, l’autostrada del Brennero – è l’aeroporto “Franz Josef Strauss”. Dal quale partono ogni anno centinaia di migliaia di tedeschi diretti in tutta Italia ed altrettanti italiani vi sbarcano per soggiornare più o meno a lungo in Germania o con l’obiettivo di proseguire verso destinazioni in tutto il mondo. In questo pulsante e dinamico scambio di popoli e culture, moderno Caronte è, con i suoi jet, Air Dolomiti, la compagnia aerea italianissima (la sua sede storica è a Verona), pur se al 100 per 100 controllata dalla germanica Lufthansa.

Paolo Sgaramella, 51 anni, milanese, vice president commercial, ci parla dell’importanza dell’hub di Monaco di Baviera per Air Dolomiti e delle strategie del vettore sempre più consapevole del suo ruolo di tramite tra Italia e Germania.

“Intanto va sottolineato che il “Franz Josef Strauss” è il 30° aeroporto più grande del mondo. A prima vista sembrerebbe una posizione in classifica non tanto alta, ma si pensi a quanti aeroporti ci sono in tutto il globo. E nonostante sia il secondo aeroporto tedesco, è più grande del primo scalo italiano (Il Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, n.d.r.). Ha passato i 40 milioni di passeggeri all’anno da molto tempo, adesso sono quasi 45 milioni ed è pertanto fondamentale per noi. Ancora di più perché noi siamo il primo vettore non tedesco fruitore dello scalo bavarese.

Quali sono i collegamenti con l’Italia?

“Attualmente sono 14 le destinazioni italiane sulle quali operiamo con frequenze plurigiornaliere. Di primaria importanza è l’attività cosiddetta “Own Business” gestita cioè sotto la propria responsabilità commerciale, che collega Italia e Germania. Monaco di Baviera, in particolare, è raggiungibile da Verona, Venezia, Firenze, Bologna, Bari, Pisa, Torino, Milano Malpensa e Graz. Mentre invece l’aeroporto di Francoforte, l’unico altro scalo tedesco sul quale operiamo, da Verona, Torino, Firenze e Linz . A questa attività la compagnia affianca inoltre collegamenti “feeder”, (dedicati al convogliare passeggeri su voli per altre destinazioni, n.d.r.)  per conto della casa madre Lufthansa con voli da Catania, Palermo, Cagliari, Ancona, Trieste e Genova, sempre verso Monaco. –   Può dare alcuni dati complessivi sui volumi di traffico?

“Ricordando che la compagnia è stata fondata nel 1991, ci fa piacere sottolineare che nel 2018 abbiamo abbondantemente superato i 2 milioni di passeggeri e per il 2019 è prevista un’ulteriore crescita intorno ai 2.5 milioni.

Air Dolomiti non viene considerata una compagnia “low cost”, senza che questo voglia dire che i suoi biglietti sono più cari di altri vettori: ma qual è la sua tipicizzazione, su quale tipo di clientela puntate? Sul quella business, sul turismo?

“Noi abbiamo una doppia anima. Sicuramente per vocazione, anche il gruppo del quale facciamo parte ce l’ha un po’nel dna, è il servizio al viaggiatore d’affari. Pur tuttavia negli ultimi anni ci si è sempre più orientati verso l’offrire prodotti in linea con la motivazione del viaggio: per fare un parallelo è come se uno compra un’auto nuova e, magari per lo stesso modello, può avere una versione più di comfort, quella più sportiva o addirittura quella per il fuoristrada. Noi puntiamo a fare la stessa cosa con l’offerta sul mercato, per cui ci sono pacchetti predisposti per il viaggiatore d’affari, per il viaggiatore turistico ed anche all’interno di queste tipologie non necessariamente il servizio è lo stesso. Perché il viaggiatore d’affari non necessariamente vola in business class ed il turista non necessariamente in economica: quindi in entrambe le tipologie abbiamo raddoppiato l’offerta: guardando ad un viaggiatore d’affari più attento al prezzo, a quello che vuole più comodità, a quello turistico che è più attento al prezzo ed a quello che vuole più comodità. Servizi dunque dedicati alla motivazione del viaggio.

Parliamo di aeroplani: Air Dolomiti da qualche anno ne utilizza soltanto un tipo, il bireattore Embrair 195. Una strategia che appare consolidata e sarà confermata anche nel futuro?

“Certamente. L’Embrair 195 offre 120 posti, si colloca appena sotto la macchina più piccola della famiglia Airbus 320, che è l’A-319. Attualmente abbiamo 14 aerei di questo tipo, fino a due anni fa ne avevamo 10.

Non vi penalizza, però, il fatto di avere aerei piuttosto grandi per certe rotte, con il rischio che il riempimento non si ottimale?

“Mah, guardi, ogni rotta ha il suo aereo: questa è la prima considerazione. La seconda è che più aerei si anno in flotta e più tendenzialmente il costo unitario aumenta perché diminuiscono le economie di scala. Allora uno deve fare delle scelte. O sì dedica alla monoflotta, privandosi in parte di alcune opportunità commerciali, ma beneficiando delle economie di scala oppure fa il contrario. Ciò detto, Air Dolomiti non è sola in questo percorso, è all’interno di un gruppo che

di aeromobili in flotta, non saprei neanche dire quante tipologie ne abbia. La scelta è stata fatta e fino a questo momento sta pagando  

Può darci un ragguaglio sul numero dei dipendenti e sulle loro nazionalità ?

“Siamo in una crescita molto rapida: abbiamo superato da poco le 700 risorse, però prevediamo di toccare quota mille nei prossimi due anni. Come in tutte le compagnie aeree il personale di volo è maggioritario, circa il 75 per cento del totale. Sono rappresentate almeno una dozzina, anche se ci sono delle prevalenze ed numero maggiore del personale è italiano, circa l’80 per cento.

Come è percepita Air Dolomiti dalla clientela: una compagnia italiana o tedesca?

“Noi abbiamo fatto tutto il possibile e continuiamo a farlo perché ci percepiscano come una compagnia italiana. Crediamo di esserci riusciti, perché quando un cliente sale a bordo dei nostri aerei sente chiaramente la nostra italianità. Ma il fatto di appartenere ad un grande gruppo tedesco non solo non nuoce, ma anzi, è

come offrire il meglio dei due mondi”

Quali sono le prospettive di sviluppo? Aumenterete le rotte da e per l’Italia?

“Intanto, come dicevo, abbiamo incrementato la flotta del 40 per cento negli ultimi due anni. La aumenteremo di altre due unità durante il 2019 fino a contare entro il 2023 un totale di 26 aeromobili in flotta. Questa è una decisione presa da parte della capogruppo che ci fa molto piacere perché è un segnale di fiducia da parte della Lufthansa nei confronti di Air Dolomiti, ma, mi allargo un po’ anche della Germania verso l’Italia. Ciò ci rende orgogliosi.”

Ci saranno anche nuove rotte?

“Probabilmente sì, però in questo momento le prossime due macchine saranno sostitutive di operazioni che venivano effettuate dalla casa madre e che vengono

spostate nell’operatività di Air Dolomiti: quindi per il 2019 si tratta di una sostituzione di rotte. Importante è però sottolineare ancora, nella nostra strategia, che Air Dolomiti ha una duplice anima: una è quella di fare appunto il “feederaggio”, quindi portare passeggeri versoi due hub tedeschi di Monaco e Francoforte per poi farli proseguire nel resto del mondo. La seconda anima èal servizio della Germania e dei tedeschi che amano il nostro Paese. Per cui le nostre molteplici rotte dai due aeroporti verso l’Itali hanno anche l’obiettivo di

portare ancora più facilmente clienti in Italia, Paese a vocazione turistica, e noi vogliamo fare la nostra parte”.