All’università si impara a fare il caffè

La grande maggioranza degli italiani ama il caffè e se ne dice intenditore. Per noi, ovviamente, il caffè è soprattutto l’espresso, non c’è bisogno di specificarlo quando se ne chiede una tazzina al bar. Sullo stesso piano, come popolarità, il cappuccino. E poi le variazioni sul tema: dai macchiati, caldi o freddi, a quelli in tazza o in vetro. La grande maggioranza degli italiani è anche convinta di saper preparare il miglior caffè del mondo con la macchinetta di casa: che sia una tradizionale moka con l’omino coi baffi o una luccicante e supercromata automatica, figurarsi poi adesso che le cialde hanno facilitato assai la delicata operazione.

Ma quanto sappiamo davvero noi italiani del caffè? E quanto ne sanno i tedeschi, che al loro beneamato caffè col filtro hanno ormai affiancato espresso, cappuccino e latte macchiato, magari con una “c” in meno o qualche “kappa” in più?

Una lezione presso l’Università del caffè apre un inimmaginabile mondo di aromi e gusti in tutto il suo fascino ed i suoi segreti. Sì, l’Università del caffè esiste e l’ha fondata (ma sarebbe meglio dire inventata) nel 1999 la Illy, la nota casa italiana tra i leader mondiali nel settore. Oltre a quella di Trieste, sede storica e tuttora unico centro di produzione dell’azienda, ce ne sono altre 25 nel mondo, una di queste a Monaco di Baviera. Istituzioni dedicate soprattutto ai professionisti del settore, a chi lavora già in bar, ristoranti alberghi, nella gastronomia in genere, ma aperte anche agli appassionati “laici”. Già settemila in totale sono stati fino ad oggi i partecipanti ai corsi e l’interesse è tale che nei prossimi tre anni si prevede raggiungano la cifra di 20 mila. Intendiamoci, non è che si passino quattro o cinque anni sui libri e poi si diventi dottore in caffetteria o come vogliamo chiamare la materia. Ma una lezione teorica di quattro ore basta per rivelare allo studente la storia ed i segreti del caffè. E con qualche applicazione pratica in più si diventa anche “barista” professionale. In grado di preparare un caffè perfetto, come calore, colore, consistenza, aroma. E di riuscire a fare pure i cuoricini sulla schiuma del cappuccino!

Il corpo docente della Università di Monaco è guidato da Giovanni Burgarella, italiano cresciuto a Kempten, in Baviera, che alla naturale comunicatività mediterranea unisce superprofessionali capacità didattiche. Una bibbia vivente del caffè, lo si potrebbe definire. Dal suo fluente, preciso, ma mai pedante eloquio, si apprendono fondamentali come l’origine della pianta del caffè, che è l’Etiopia e non come si potrebbe pensare il Brasile, o come la suddivisioni delle sue qualità principali: Arabica e Robusta. Ovviamente, si riceve la conferma che l’espresso l’abbiamo inventato noi italiani. Anzi l’inventore ha nome e cognome: Francesco Illy, fondatore nel 1933 dell’omonima azienda. Dalla sua geniale inventiva nacque anche la prima macchina moderna per l’espresso, la mitica Illetta. Ma l’Università del caffè consente di apprendere molto, molto di più, su questa bevanda universale e su come prepararla al meglio. L’unica cosa che, forse, il prof Burgarella ed il suo team non riusciranno a far capire ai loro allievi tedeschi è che ordinare e bere un cappuccino al pomeriggio o, peggio, alla sera, per noi italiani è quasi una bestemmia

Il „tradimento“vacanziero di Angela M.

Ischia addio. Dopo molti anni, la cancelliera Angela Merkel ha deciso di “tradire” l’isola italiana per trascorrere, con il marito, le vacanze pasquali a La Gomera, nell’arcipelago delle Canarie.

Non si conoscono i motivi della scelta della Merkel, certamente avrà avuto voglia di cambiare luogo, per tornare peraltro ad un antico amore: a La Gomera aveva trascorso già diversi periodi di relax nel recente passato. Ma cosa ha in più di Ischia la seconda più piccola isola delle Canarie? Impossibile fare paragoni, sono molto diverse tra loro. Ma l’isola spagnola vanta soprattutto una natura incontaminata, selvaggia, poco facile, se vogliamo. Non ci sono o quasi spiagge, le poche che si trovano sono piuttosto piccole, sabbia nera o sassi. Dominano le montagne ed i pendii scoscesi, ideali per trekking ed impegnative passeggiate. In passato, La Gomera era conosciuta – in Germania, in Gran Bretagna e nella Scandinavia, donde proviene tradizionalmente il suo turismo, praticamente assenti gli italiani – come l’isola degli hyppies. Delle numerose e pittoresche colonie di allora, figli dei fiori che vivevano a contatto con la natura nella numerose grotte naturali in riva all’oceano, sono tuttora rimaste alcune decine di simpatici irriducibili.

La Gomera ha un mini-aeroporto, con uno splendido, quanto sovradimensionato terminal, quasi sempre deserto, perché lo scalo è servito da due soli voli al giorno, operati da un piccolo turboelica che fa la spola con Gran Canaria. Bell’esempio di spreco di danaro pubblico, in verità. All’isola i turisti arrivano perlopiù con il traghetto da Tenerife, ma ovviamente non possono essere moltissimi. Di fronte a solo 20 mila abitanti fissi, per gli ospiti ci ci sono appena 10 mila posti letto e lo scorso anno i turisti sono stati in totale 90 mila. Per fare un confronto: nella vicina Tenerife hanno trascorso le loro vacanze 5 milioni di persone!

La Merkel ha alloggiato nell’unico vero grande albergo dell’isola. Un complesso molto bello, realizzato dal magnate norvegese dei traghetti, Fred Olsen, che è diventato una potenza economica delle canarie, a picco sull’oceano Atlantico. Peccato che abbia una cucina piuttosto scadente. Parliamo per esperienza diretta….Il complesso, immerso in un meraviglioso giardino tropicale e con un annesso bellissimo campo da golf, domina un grazioso paesino, Playa de Santiago, con un romantico porticciolo e qualche discreto ristorantino. Ma quanto a bellezza, Sant’Angelo è, francamente, tutta un’altra cosa! Anche l’hotel del noto centro termale di Ischia dove la Merkel e suo marito erano soliti soggiornare sorge peraltro in una posizione stupenda, con vista mozzafiato. E per quel che riguarda la gastronomia, Ischia e Sant’Angelo danno i punti, di gran lunga, ai pur bravi cuochi delle Canarie. Certamente la cancelliera avrà trascorso a La Gomera felici meritate, vacanze. MA speriamo le sia venuta anche un po’di nostaliga per l’Italia.

Quando il fisco non è „troppo“ nemico

Storiellina vera, che può servire da esempio sui rapporti tra contribuente e fisco tedesco e da comparazione con quanto accade in Italia. Con tutti i ragionamenti sui due sistemi paese

che ne conseguono. Con molte scuse per essere autobiografico e scrivere in prima persona: non è mio costume,

ma non vedo come non farlo in questo caso. E attenzione alle date!

Il 29 dicembre 2015 il Finanzamt, l’equivalente tedesco dell’italica Agenzia delle Entrate, mi fa pervenire, come ogni anno, tramite il mio commercialista, il cosiddetto “Bescheid”, ovvero l’attestazione in base ai redditi da lavoro autonomo del 2014, dove si fissano gli importi dovuti all’erario per quanto riguarda l’imposta sulle persone fisiche nel 2015, che dovranno essere pagati

con rate trimestrale nel corso del 2016. Nel documento è previsto, però, anche un notevole anticipo-conguaglio una tantum sul dovuto per il 2016, che, inesorabilmente, verrà prelevato dal mio conto corrente il 4 febbraio di quest’anno.

Immaginabile la mia gioia…Peraltro il commercialista mi fa subito presente che se io avessi previsto di indicare nella dichiarazione per il 2015 un reddito sensibilmente inferiore a quello del 2014 – dove figurava in effetti un importante introito da prestazione di lavoro percepito una tantum – avrei potuto ricorrere e chiedere l’annullamento dell’anticipo.

Il professionista scrive così al Finanzamt una semplice letterina (semplice mica tanto, quanto a burocratese la Germania può dare punti all’Italia…), che invia per posta normale, spiegando il perché

della richiesta. Il 21 gennaio 2016 arriva la risposta: controdeduzioni accettate e niente salasso anticipato del mio conto corrente.

Sul fisco tedesco, in tanti decenni di permanenza in Germania, mi sento di dire una cosa: nessuno è Babbo Natale ed anche qui con le tasse non scherzano quanto a pesantezza. Ma riguardo la certezza dei diritti dei contribuenti e la sollecitudine non solo nel chiedere, ma nel restituire, se del caso, nulla da dire.

Eataly a Monaco: conferma di un successo

Alle 13 di un normale giorno lavorativo, gli oltre 200 tavolini dei tre ristoranti “dedicati” – Pizza & Pasta, Verdure e Carne – sono quasi tutti occupati. I clienti devono persino attendere qualche manciata di secondi prima che gentili e sorridenti giovani cameriere e camerieri – non c’è self service, per fortuna – li facciano accomodare sulle piacevoli sedie di plastica dal moderno e originale design, che evoca il cristallo sfaccettato di un gioiello Swarovski. Anche il Mercato, con i suoi scaffali pieni di specialità gastronomiche è ben visitato, così come il banco dei salumi e dei formaggi freschi. A due mesi dalla sua inaugurazione nella Schrannenhalle di Monaco di Baviera la prima Eataly tedesca sembra davvero un successo.

Per la prima volta nella sua tormentata storia di chiusure e fallimenti questa grande, luminosa, struttura liberty al centro della capitale bavarese sembra finalmente avere trovato la sua missione. Il novello tempio della gastronomia Italiana, il cui concetto innovativo è stato esportato dal piemontese Oscar Farinetti ormai in mezzo mondo, anche in Germania sembra davvero avere conquistato pubblico locale e turisti di passaggio.

E dire che la nostra visita di “ricognizione”, per dir così, era stata invece motivata da un articolo del quotidiano popolare Bild che sembrava gettare qualche dubbio proprio sul fatto che Eataly avesse fatto centro nella difficile, per i suoi gusti esigenti e al contempo le sue abitudini tradizionali, Monaco di Baviera.

“Italo Lust oder Italo Frust (Voglia d’Italia o italo-frustrazione N.d.R.) era stato il titolone del tabloid che ci aveva infuso non pochi dubbi sul successo dell’operazione del gruppo multinazionale italiano. A leggerlo bene, però, l’articolo pur riportando favorevoli giudizi di visitatori, incentrava le proprie perplessità su tre brevi critiche anonime riportate da siti come Trip Advisor e Yelp.

Un po’troppo poco, per giudizi affrettati. Non c’era che da provare di persona.

Eccoci dunque nello spazio più frequentato, quello della Pasta e della Pizza. Un ambiente piacevole, sia per un veloce pasto da soli, sia per intrattenersi con qualcuno, durante la degustazione. Si può sedere anche al bancone e seguire, ammirati, come un team di giovani cuochi e addetti alla cucina preparano i piatti, tutti al momento. La maggioranza di loro è italiana, come il 70 per cento dei circa 200 addetti in totale. Ci viene servito lo “special “della settimana: agnolotti del plin, tipico piatto piemontese. Ottima la consistenza della pasta fresca, soprattutto perfetta la cottura in un paese dove il concetto di “al dente”, anche nei ristoranti italiani, ancora oggi non è per niente scontato. Gustosissimo il sugo di arrosto. Insomma, un bel piatto dal costo di 14 euro. Non proprio economicissimo, ma nella media della ristorazione italiana in una città come Monaco. Peraltro piatti più semplici si possono già avere sotto i 10 euro, come i classici spaghetti al pomodoro (8 euro). E le pizze sono quasi tutte sotto i 10 euro. Anche il bicchiere di ottimo Gavi di Gavi, bianco piemontese d’eccellenza, a 4,50 euro è nella norma.

<<Cerchiamo di mantenere i nostri prezzi un po’sotto quelli dei due maggiori ristoranti che al centro di Monaco offrono gastronomia italiana di qualità>>, spiega Andreas Reisert, il giovane e bravo addetto stampa di Eataly.

Una delle critiche mosse nell’articolo della Bild al concetto alla base della ristorazione di questo nuovo tipo di locale è che l’offerta sia troppo ristretta, a seconda che si decida di scegliere il tipo di ristorante: per pasta e pizza, per verdure, per le carni. In effetti, questo è il concetto alla base di Eataly in tutto il mondo ed è ovunque vincente. Ma poi non è proprio così, perché, ad esempio, proprio nel ristorante della carne è possibile anche ordinare un piatto di pasta diverso ogni settimana. In ogni caso, lo spazio che più “incontra” è quello dedicato a pasta e pizza, tanto che da qualche settimana è stato adottato l’orario continuato, mentre per negli altri due la cucina è in funzione dall3 11,30 alle 16 e dalle 18 alle 22,30. Per i più esigenti e per un pasto meno veloce, al piano superiore c’è l’elegante ristorante Adriatico, con menu alla carta, dello chef italiano Lucio Pompili, molto apprezzato per le sue specialità a base di pesce.

Ovviamente non può mancare un buon caffè: il bar della Illy, che è un vero punto di incontro al centro della cosiddetta Piazza di Eataly, serve un ottimo, vero, espresso italiano a 1,80 euro: prezzo alto per l’Italia, ma a Monaco difficilmente si scende sotto i 2 euro, per non parlare dei 2,50 (e oltre…) che si pagano nei bar più alla moda.

Un giro nel Mercato ci permette di apprezzare la notevole varietà di specialità gastronomiche in offerta, tutte eccellenze della produzione agro-alimentare italiana. Un trionfo di pasta, di salse, ma anche ottimi formaggi e salumi freschi o confezionati in bella mostra egli espositori. Anche in questo caso i prezzi sono allineati con quelli dei migliori supermercati tedeschi, ma quanto a scelta non c’è paragone. E la clientela sembra davvero apprezzare.

Alla fine, dopo un salto nella sottostante enoteca, fornitissima di ottimi vini di ogni regione d’Italia, come probabilmente nessun’altra in Germania, non si può non lasciarsi attrarre – anche se non si è per forza appassionati ciclisti – dallo splendido show rom della Bianchi: uno sfavillio di biciclette in mostra nel loro colore classico celeste-turchese. Mentre vi sostiamo, un signore e una signora, tedeschi entrambi si fanno illustrare le caratteristiche di due belle bici, con l’intenzione evidente di acquistarle: <<Il nostro negozio sta davvero conquistando il pubblico di Monaco – sottolinea Diego Colosio –responsabile vendite Europa della Bianchi – soprattutto considerando che siamo ancora in inverno. Con l’avvento della bella stagione, in una città dove sono moltissimi i ciclisti, contiamo di aumentare ancora il nostro successo>>.