
Nella foto: Lothar Matthaeus è tornato nello Stadio Olimpico di Roma, dove con la Germania vinse il titolo mondiale di calcio del 1990. (Credit: Tobis, B14)
MARCO DEGL’INNOCENTI
MONACO DI BAVIERA – Forse si sono ispirati anche un po’alla canzone-inno di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, “Notti magiche”, gli autori di “Ein Sommer in Italien – WM 1990”, il docu-film uscito nei giorni di Pasqua nei cinema tedeschi. Il ricordo – ed i sentimenti ad esso legati – di un evento sportivo che resta come pochi altri nel cuore e nell’immaginario collettivo di milioni di tedeschi, anche non tifosi di calcio: il trionfo della Germania nei Mondiali del 1990 in Italia. Sottolinea Michael Novak, noto giornalista sportivo, che seguì la nazionale del suo Paese in quel campionato:
“Tra i quattro titoli mondiali conquistati finora dalla Germania, quello del 1990 ha un valore speciale simile a quello del 1954 in Svizzera, quando la sorprendente vittoria per 3:2 in finale contro l’Ungheria, passata alla storia come il ‘Miracolo di Berna’, divenne il simbolico impulso iniziale per la ricostruzione della Germania distrutta dalla Seconda guerra mondiale. Italia ’90 fu invece particolarmente emozionante perché, in quel periodo della storica riunificazione tedesca, tifosi provenienti dall’Ovest e dalla ex DDR nell’Est poterono festeggiare insieme la conquista del titolo mondiale.”
Il film è anche un omaggio all’Italia, non tanto quale meta notoriamente assai amata dal turismo germanico, ma all’anima, al cuore degli sportivi del nostro Paese che accolsero con un sincero abbraccio quella nazionale, accompagnandola idealmente con il loro tifo fino alla vittoriosa finale contro l’Argentina di Maradona. Che – tra parentesi – aveva eliminato in semifinale proprio gli azzurri.
D’altra parte in quella Germania c’erano giocatori come Lothar Matthäus (il capitano), Jürgen Klinsmann, Andreas Brehme e Rudi Völler che erano già diventati idoli nelle rispettive squadre in Serie A: all’Inter i primi tre, alla Roma Völler.
Le registe e coproduttrici (per TOBIS, B/14 Film e Sky) Vanessa Goll e Nadia Kölling, così come il co-autore, Nils Suling, hanno volutamente rinunciato a “cucire” il film con una voce narrante, lasciando il compito di collegare insieme ricordi, ma soprattutto sentimenti, a molti dei protagonisti di allora sul campo: in particolare, per citare soltanto i più conosciuti in Italia, oltre a Matthäus, Klinsmann e Vâller, anche altri che successivamente avrebbero giocato in Serie A: Thomas Hässler (Juventus e Roma), Andreas Möller e Stefan Reuter (Juventus), Karl-Heinz Riedle (Lazio).
Sullo sfondo della narrazione principale il feudale Castello di Casiglio, lo splendido hotel di Erba, vicino al Lago di Como, che fu ritiro della Germania durante il torneo. E quelle, davvero suggestive, dei due stadi simbolo del trionfo: il “Meazza” di Milano e l’”Olimpico” di Roma. Ricordi inframmezzati da spezzoni di immagini in gran parte inedite, perché provenienti anche dagli archivi della FIFA e non solo dalle telecronache ufficiali di allora, e soprattutto dai filmati privati di alcuni giocatori, tra tutti quelli del portiere Bodo Illgner che si era appena comprato una videocamera.
Il “Teamgeist”, lo spirito di corpo e di grande amicizia che animava quei giocatori è sicuramente l’elemento che più risalta nel film. Non mancano ovviamente le scene di calcio: ogni partita del cammino mondiale dei tedeschi ha le sue. Tutte iconiche. Come lo sputo di Frank Rijkard in faccia a Rudi Voeller durante Germania-Olanda, la parata decisiva di Illgner, noto perché rigori ne parava pochini, sul penalty calciato da Stuart Pearce nell’incontro con l’Inghilterra. E naturalmente il tiro dal dischetto trasformato da Andreas Brehme nella finale dell’Olimpico che dette alla Germania la vittoria per 1-0 sull’Argentina.
A Brehme è rivolto il ricordo più toccante anche da parte di altri suoi compagni di allora. All’amico scomparso nel 2024. Pochi giorni dopo la morte di colui che di quel mondiale fu il vero emblema: Franz Beckenbauer. Il leggendario ct di quella nazionale, la cui immagine pervade comunque tutto il film. Come la sua altrettanto leggendaria camminata in solitaria sul prato dello Stadio Olimpico, dopo la vittoria con l’Argentina. Come la sua frase ai giocatori prima di scendere in campo: “ Geht raus und spielt Fußball. – Uscite e giocate al calcio“.
P.S. Doveroso: il film, oltre che a Franz Beckenbauer e Andreas Brehme è dedicato anche ad un altro giocatore di quella squadra, Frank Mill, a sua volta deceduto nel 2025.